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Olio di palma: parliamone!

01/03/2018

 

 Il principale costituente dell’olio di palma è l’acido palmitico, un acido grasso a sedici atomi di carbonio. Sono presenti poi altri componenti che possiamo intendere anche come salutari, quali la vitamina A, la vitamina E, lo squalene, il coenzima Q10 e il magnesio. Tuttavia, l’ampio uso che dell’olio di palma si fa a livello industriale è giustificato  in parte dal basso costo, dall’altra, specie in America, l’utilizzo dell’olio di palma è andato alle stelle da quando l’FDA s’è espressa in tema di acidi grassi trans. Questi acidi grassi vengono ottenuti per un processo di idrogenazione a partire sostanzialmente da oli di semi ai quali appunto in corrispondenza dei doppi legami vengono aggiunti degli atomi di idrogeno; in questo modo un olio liquido a temperatura ambiente viene trasformato allo stato solido, un esempio valido per tutti è la margarina.

 

 

Tornando agli acidi grassi trans, si è parlato di dannosità verso la nostra salute. In particolare arrecherebbero danno al livello delle arterie e al cuore favorendo la genesi della placca arteriosclerotica e gli infarti.  L’FDA si è espressa in tema di acidi grassi trans, ha dettato delle nuove direttive, l’industria alimentare si è adeguata cercando delle alternative e tra queste quella più usata è senz’altro l’olio di palma. In Italia, non esiste ad oggi l’imposizione di legge di segnalare in etichetta la presenza di acidi grassi trans.

 

Di fatto, poiché l’opinione pubblica è sensibilizzata sull’argomento, alcuni prodotti vengono pubblicizzati come privi di acidi grassi idrogenati: questo naturalmente ne conferisce una valenza maggiore, anche se tra gli ingredienti in genere non troviamo specifiche della reale composizione della parte lipidica, cioè non ci sono degli acidi grassi trans, ma ci sono dei grassi vegetali rappresentati  in maniera preponderante dall’olio di palma. Quest’ultimo sta subendo diverse critiche  poiché considerato causa di malattie cardiovascolari. È noto che alcuni grassi favoriscono il processo di arteriosclerosi e tra questi, in particolare gli acidi grassi saturi a 12, 14 e 16 atomi di carbonio, l’acido miristico, l’aurico e il palmitico. 

 

Secondo l’organizzazione mondiale della sanità, l’acido palmitico farebbe male alla salute; d’altro canto, dietro ci sono molti interessi economici da parte di grandi produttori che hanno sponsorizzato alcune ricerche svolte in sedi accreditate, in cui si documenta l’utilità  dell’olio di palma in virtù, non certo della presenza di acido palmitico, ma per il contenuto di coenzima Q10, vitamina A ed E. In molti diffidano di quanto sostenuto dai produttori, visti e considerati gli interessi economici, dando fede a tutta una serie di lavori che documentano l’attività dell’acido palmitico come favorente dell’arteriosclerosi. Ciò nonostante l’olio di palma rimane un ingrediente vantaggioso sia in termini di costi di produzione, sia  in termini qualitativi. Difatti esso è in grado di prolungare la shelf-life dei prodotti in cui viene utilizzato.  Di conseguenza la  sostituzione  di  acidi grassi idrogenati, con olio di palma, contrariamente a quanto si possa pensare è estremamente positivo.

 

L’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare)  ha rivalutato la relativa “pericolosità” dell’olio di palma dichiarando che  rischi minimi si rivolgono solo ed esclusivamente ai neonati allattati con latte artificiale. Nello specifico gli esperti hanno rivalutato gli eventuali rischi a lungo termine del contaminante da processi alimentari 3-MCPD, che si forma ad alte temperature durante il processo di raffinazione dell'olio di palma e di altri oli vegetali, su reni e fertilità maschile. I livelli di consumo di 3-MCPD tramite gli alimenti, sostiene la Efsa, sono considerati privi di rischi per la maggior parte dei consumatori, ma esiste un potenziale problema di salute per i forti consumatori delle fasce di età più giovane.

 

Ad oggi sappiamo che l’'Efsa ha deciso di rivedere la propria valutazione dopo che il comitato congiunto Fao-Oms di esperti sugli additivi, delle Nazioni Unite (Jecfa) che ha stabilito un diverso livello di sicurezza (dose giornaliera tollerabile o Dgt). La dose giornaliera tollerabile (Dgt) di 3-MCPD in microgrammi/chilogrammi di peso corporeo è: per Efsa 2,0 ( nel 2017); per Jecfa 4,0 (nel 2016).

 

Christer Hogstrand, docente di eco tossicologia molecolare, che ha presieduto il gruppo che ha elaborato il parere scientifico del 2016 e il relativo aggiornamento, ha dichiarato:  "Abbiamo ricontrollato i dati relativi agli effetti sullo sviluppo e la riproduzione, in particolare quelli sulla fertilità maschile poiché evidenziati da 

Jecfa. Abbiamo calcolato i livelli ai quali potrebbero verificarsi effetti nocivi su reni e fertilità maschile: la Dgt aggiornata è protettiva per entrambi i tipi di effetti”.

 

Ora che il quadro è chiaro, sta a noi scegliere di accettare la teoria che ci spinge a non assumere olio di palma, oppure optare per quella che ci consiglia di essere ponderati nella scelta delle quantità dei cibi che assumiamo giornalmente; in quanto, se un bambino mangerà due merendine al giorno non avrà le stesse conseguenze sulla propria salute di un bambino che ne mangerà dieci. 

 

 

 

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