• Facebook - White Circle
  • Twitter - White Circle
  • Instagram - White Circle
  • YouTube - White Circle

La terapia nutrizionale del diabete

Il diabete è una patologia che in Italia colpisce circa 3 milioni di persone. Nel 2030 potrebbero essere interessati circa 5 milioni di italiani. Si distinguono due tipi di diabete: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2.

Il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune che interessa il pancreas, in particolare le insule pancreatiche. La patologia è caratterizzata dall’aggressione del pancreas da parte del nostro sistema immunitario. Il pancreas, dopo qualche mese dallo scoppio della malattia, non riuscirà più a produrre insulina, importante ormone dedito al controllo glicemico. Il diabete di tipo 1 può insorgere sia in tenera età sia in età più avanzata. Fino a qualche anno fa, generalmente, l’età massima d’insorgenza del diabete di tipo 1 era intorno ai 23-24 anni. Oggi, invece, si assiste allo scoppio di questa patologia anche intorno ai trent’anni. Questa forma di diabete di tipo 1 in età “adulta” è definita LADA.

Altra patologia è il diabete di tipo 2 che insorge sopra i 40 anni di età. Il diabete di tipo 2 è classificata come una patologia cronico-degenerativa ed è una conseguenza dell’ormai nota insulino- resistenza. I ricercatori, in una delle ipotesi più accreditate, ci spiegano che l’insorgenza dell’insulino resistenza è dovuta all’accumulo di tessuto adiposo sul fegato e sul muscolo scheletrico. Quest’ultime sono le sedi principali per l’accumulo del glucosio sotto forma di glicogeno. Il glucosio, normalmente, viene trasportato dall’insulina all’interno del fegato e dei muscoli tramite dei recettori cellulari, ossia delle “porte” che si aprono permettendo l’entrata del glucosio che verrà immagazzinato. Dopo anni di sovralimentazione assisteremo all’incapacità del tessuto adiposo, la sede di accumulo dei grassi, di espandersi; quindi tutta l’energia in eccesso introdotta con gli alimenti e in seguito trasformata in lipidi non potrà essere accumulata nel tessuto lipidico dell’organismo e verrà depositata sul fegato e sul muscolo impendendo l’interazione tra l’insulina e il suo recettore (insulino-resistenza). Il nostro organismo, inizialmente, affronterà questa problematica producendo più insulina, ma con gli anni il pancreas, in seguito al lavoro stressante a cui è sottoposto, diminuirà la produzione di insulina. Normalmente la condizione di insulino resistenza si manifesta nel corso degli anni con la cosiddetta sindrome metabolica ossia la condizione caratterizzata dalla presenza di sette fattori di rischio: pressione arteriosa superiore a 140\90 mm Hg, HDL inferiori a 40 mg\dl nell’uomo e 50 mg\dl nella donna, glicemia a digiuno superiore a 100 mg\dl, ipertrigliceridemia oltre i 150 mg\dl, iperuricemia, circonferenza vita superiore a 94 cm nell’uomo e 80 cm nella donna. Tutti queste condizioni se vengono ignorate predispongono al diabete di tipo 2.

In entrambe le patologie diventa essenziale il trattamento nutrizionale. Il paziente diabetico di tipo 1 non si deve “cullare” del fatto che grazie all’insulina può mangiare tutto quello che vuole perché l’insulino-resistenza è sempre in “agguata”. I pazienti con diabete di tipo 1, nel corso degli anni di alimentazione scorretta e\o introduzione di alimenti “tossici” per il loro organismo, potrebbero non rispondere bene al trattamento insulinico rischiando dei gravi scompensi organici. Alcuni ricercatori, ad esempio, hanno fatto emergere che il glutine e la caseina del latte vaccino potrebbero essere responsabili di questa cattiva sensibilità insulinica. Entrambe le proteine generebbero, al livello dei recettori muscolari ed epatici, uno stato infiammatorio latente che comprometterebbe l’interazione tra l’insulina e i recettori. Non è raro osservare pazienti diabetici con concentrazioni di AGA elevate (anticorpi antigliadina) e HLA DQ2\DQ8 attivo. Questi dati vengono spesso ignorati, ma in letteratura è chiaramente riportato che questa è la manifestazione tipica della sensibilità al glutine. E ancora, non è raro osservare pazienti diabetici di tipo 1 diventare negli anni anche celiaci. Quindi nel diabete di tipo 1 sarebbe opportuno un piano dietetico che permette di mantenere in giorni distanti gli alimenti contenenti glutine. Per chi non risponde al trattamento insulinico è consigliabile effettuare delle analisi per verificare l’eventuale presenza di AGA, ma anche se quest’ultime non sono presenti provare per circa 60 giorni ad eseguire, sotto stretto controllo di un nutrizionista, una dieta gluten-free; infatti il 10 % delle persone “intolleranti” al glutine manifestano l’attivazione del sistema genetico HLA DQ-α1 DQ-β1 che permette la risposta contro il glutine del sistema immunitario innato senza la produzione di anticorpi.

Riguardante il diabete di tipo 2 il trattamento nutrizionale dovrebbe mirare alla diminuzione dell’introito energetico con particolare attenzione dell’introito glucidico e di grassi saturi. La patologia del diabete di tipo 2 può essere considerata come un “intolleranza al glucosio”. E’ logico che se un paziente diabetico, nella propria alimentazione, introduce un quantitativo di glucidi superiori alla propria capacità di metabolizzazione, il glucosio resterà nel circolo sanguigno. Gli alimenti sconsigliati per le persone diabetiche sono: i cereali raffinati, gli zuccheri, il maiale, il latte e i derivati. Altro accorgimento potrebbe essere quello di non esagerare con l’introito di frutta, quest’ultima meglio a colazione.

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

© Pasticceria Bilardo 2016. All rights reserved. P.IVA 01628820852 

Engineered by: VLab Communications