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Uke Mochi: il cibo attraverso l'arte - Il Paleolitico




Con il termine preistoria “prima della storia” si è soliti indicare un lasso di tempo che va dalla nascita della terra fino all'invenzione della scrittura.

 L’inizio della produzione figurativa si colloca nel Paleolitico (1.800.000-10.000 a.C.)  data dalla creazione di “CHOPPER” utensili in pietra, adoperati come armi e coltelli per scuoiare le prede. Durante questo periodo gli uomini cercavano di procurarsi carne e grasso con la caccia e la cattura di tutti gli animali commestibili, mentre le donne si occupavano dei bambini e raccoglievano erbe, semi, frutta, radici e tuberi. Ai primordi, l’uomo si cibava delle carogne lasciate dai grandi predatori. Successivamente, con l’evoluzione e il miglioramento dell’organizzazione sociale e delle tecnologie, fu in grado di cacciare anche grossi animali (mammut e bisonti), uccelli e pesci. Si pensa che una tra le prime tecniche di caccia fosse l’accerchiamento in gruppo degli animali, indirizzati in trappole come dirupi e buche, dove potevano essere facilmente uccisi con lance. A partire dal Paleolitico Superiore, l’età di Homo sapiens, l’invenzione di arco e frecce, del propulsore e delle trappole permise ai cacciatori di allargare la dieta alimentare, favorendo l’aumento demografico. Vero la fine del Paleolitico nacque l’arte rupestre (figurazioni incise o dipinte su roccia) raffigurante animali e uomini in movimento, adoperate probabilmente come rito propiziatorio per la caccia. Alcuni dei siti archeologici in cui ad oggi è possibile ammirare l’arte rupestre sono: Altamira, Chauvet, Lascaux, Alta, massiccio del Tibesti, Val Camonica, Monte Pellegrino. La dieta osservata dagli uomini nel Paleolitico era composta da: frutta e bacche per coprire il fabbisogno in glucidi e acqua, semi e nocispeci per coprire il fabbisogno in lipidi e proteine, funghi consumati crudi. Bisonti o uro erano in grado di fornire una media di 400 chili di carne; un cavallo non meno di 180; un cinghiale circa 120; il cervo forniva circa un centinaio di chili, una renna o la capra circa 50 chili, mentre la carne di caprioli e camosci variava tra i 12 ei 20 chili. I vertebrati inferiori come conigli e lepri, marmotte, castori o ghiri venivano catturati abitualmente e anche i loro resti si trovano in molti siti. A questi si aggiungevano gli uccelli, insieme a gufi, aquile, colombe, pernici, corvi, e uccelli acquatici comuni tipo l’anatra, la gallinella d'acqua, l’oca e altri. La pesca, si sviluppò molto nella fase finale del Paleolitico superiore; Oltre ai già noti salmone, trote e reus, vicino a corsi d'acqua, venivano pescati crostacei, molluschi, echinodermi e bivalvi come le vongole, cozze, capesante o rasoi.

IL viaggio è iniziato, spero che la prima tappa vi sia piaciuta

Articolo di Miriam Caruso



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