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UKE MOCHI - Il cibo attraverso l'arte: il Medioevo




Conosciuto a tutti come il secolo Buio, questo periodo storico (che si estende, per convenzione, dalla caduta dell’Impero Romano d’occidente (476) alla scoperta dell’America (1492)) riserva però tante sorprese.

L’alimentazione era, basata su legumi, carni (considerate come beni di lusso) e cereali. Le spezie largamente usate indicavano la ricchezza del padrone di casa: tra le più diffuse figuravano cannella, zenzero e chiodo di garofano. Si faceva largo uso di grassi animali per la cottura, mentre l’olio d’oliva era adoperato solo dal ceto più ricco.

I Longobardi, venuti in contatto con la popolazione bizantina, mutuarono dai costumi latini l’abitudine di preparare, la seconda mensa (una portata dolce a conclusione del pasto più importante della giornata). Il dolce era costituito principalmente da frutta fresca, oppure cotta e condita col miele. Anche la frutta secca come noci, nocciole, mandorle e castagne era una presenza fissa a tavola. In particolare, le mandorle erano utilizzate come ingrediente principale per preparare i dolci tipici riservati ai banchetti nuziali, mentre con il loro latte (Addensante naturale) si potevano cucinare minestre e budini a base di orzo. Nelle case più agiate, era possibile gustare anche frutta importata, come i datteri e altre delizie esotiche. Tra i dolci più citati e diffusi vanno menzionati i melatelli, che ricordano l’odierno Pan Forte sensese (focacce dolci ricoperte di miele e a base di farina di frumento cui veniva aggiunta frutta di stagione e cotte a fuoco lento). Vi erano poi focacce di fichi secchi e uva passa, budini di mosto d’uva e di confettura di frutta e altri dolcetti preparati con mandorle o altri tipi di frutta secca e poi avvolti con un impasto di immancabile farina e miele. Dolci consumati per festeggiare nascite e matrimoni. La preparazione dolciaria più legata alla tradizione longobarda in Italia è la “Colomba di Alboino”. Il dolce è legato alla leggenda dell’assedio e conquista di Pavia da parte del re Alboino nel 569. Si narra che il sovrano longobardo, dopo aver conquistato la città, ne avesse ordinato la distruzione e l’uccisione di tutti gli abitanti. Per dissuaderlo da una simile decisione, furono inviate al re dodici fanciulle, una delle quali portava in dono fra le mani un pane dolce a forma di colomba, preparato con farina, uova, miele e mandorle. Alboino fu colpito da un simile dono e decise non solo di risparmiare Pavia e i suoi abitanti, ma di fare della città la capitale del suo regno. Il dolce, raffigurante un uccello simbolo della riconciliazione, fu adottato dalla tradizione cristiana per celebrare la Pasqua di resurrezione.

Articolo di Miriam Caruso

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