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LA DOLCE... ITALIA: Toscana



Mantovana di Prato

Secondo una storia che sa di leggenda, la mantovana sarebbe stata importata in Toscana durante uno dei viaggi di Isabella d’Este, di passaggio verso Roma. Più verosimilmente, nella seconda metà dell’Ottocento due suore mantovane confidarono la ricetta al pasticcere pratese Antonio Mattei in segno di gratitudine per l’ospitalità concessa. Si comincia col montare i tuorli delle uova, cui si aggiungono le chiare e lo zucchero; quando si è formata una crema morbida, si incorporano il burro fuso e la farina. Per profumare, si unisce vaniglia o scorza grattugiata di agrumi. Si cospargono fondo e bordi di una tortiera con un trito di mandorle. Si versa il composto e si ricopre con pinoli e altre mandorle tritate. Cotta in forno, la Mantovana sì serve cosparsa di zucchero a velo.

Pesca di Prato

Si tratta di dolcetti che per colore e dimensioni ricordo appunto delle piccole pesche. Sono preparate tutto l’anno, ma in modo saltuario, soprattutto nella provincia di Prato a Firenze. L’impasto si compone di farina di frumento, zucchero, lievito, burro, uova… Si lavora il tutto su una tavola di legno: quando è ben amalgamato, si ricavano le piccole sfere che si lasciano lievitare su assi di legno, avvolte in panni umidi. Cotte in forno e raffreddate, le pesche sono divise a metà e lasciate seccare. Sono quindi inzuppate nell’alchermes, liquore rosso e speziato la cui invenzione è attribuita ad un abate domenicano di Santa Maria Novella e che deve il nome al termine arabo “qurmiz” (scarlatto). Fatte talvolta rotolare nello zucchero, sono farcita con la crema pasticciera e unite a due a due.


Foto: petitchef.it dicoppaedicoltello.com

Autore: Marco Miccichè

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