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Nel regno delle due Sicilie a tavola con le mandorle


C’è un fattore che accomuna i dolci tipici siciliani, quasi tutti sono stati elaborati all’interno dei conventi, dove le ricette venivano custodite come segreti preziosi.

Questi segreti sono rimasti tali fino a quando nei secoli successivi, le diverse dominazioni non si impossessarono dei conventi e con essi dei loro segreti culinari che vennero subito utilizzati nelle altre parti d’Italia.

Un solo dolce, con gli stessi ingredienti, uno in particolare, la mandorla, ma con forme e nomi differenti per ogni parte d’Italia; fu questo il mezzo per far conoscere nel resto della nazione il frutto secco tanto rinomano in terra di Sicilia.

Escludendo le nostre uniche, preziosissime e ottime paste di mandorla, dall’Abruzzo alla Sicilia possiamo gustare: i "mostaccioli" e il torrone tenero di cioccolato all’Aquila, i confetti a Sulmona, i “pepatelli” e i “sassi d’Abruzzo di San’Egidio” in Val Vibrata, i “bocconotti” e i “tarallucci” nella provincia di Chieti, il “parrozzo” a Pescara, le “strazzate”, le “friselle” e le “spumette” in Basilicata, la torta “sbrisolona” a Mantova, il “torciglione” in Umbria, la “torta caprese” e i “Roccocò”a Napoli.

#Mandorle #Storiadellapasticceria

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